La nostra etica, per un volo delle farfalle sostenibile

Una delle principali missioni della nostra attività è avvicinare la natura alle persone con la speranza che apprezzando la sua bellezza, diventino più sensibili ai problemi della sua conservazione. Tentiamo di farlo in un modo etico e sostenibile grazie alle nostre conoscenze scientifiche maturate in anni si studio, e a continue collaborazioni con enti di ricerca e Università. Qui sotto riportiamo alcune considerazioni che possono essere utili per capire la nostra filosofia e l’etica che sta dietro alla nostra attività in piena aderenza con le normative locali, nazionali ed internazionali (vedi note legali).

Etica

Trattiamo le nostre farfalle con la massima cura e rispetto. Non le congeliamo per trasportarle e non le imbustiamo. Abbiamo messo a punto dei sistemi per garantire alle farfalle non solo di non soffrire, ma di sentirsi al massimo del comfort, imitando particolari condizioni che, durante il trasporto, ne inibiscono l’attività (volo) in modo naturale. Si potrebbe paragonare un loro viaggio all’interno dei nostri speciali imballi come quello di un essere umano che assieme ad altri uomini viaggia in un vagone del treno o nella cabina di un aereo. Per questo motivo chiediamo anche ai nostri clienti di fare altrettanto rispettando queste semplici regole:

  • Assicurarsi di seguire alla lettera tutte le nostre istruzioni
  • Non abbandonare mai le farfalle all’interno di veicoli
  • Non liberare le farfalle al chiuso
  • Non liberare le farfalle dopo il tramonto o in periodi dell’anno non adatti

Nel caso non vengano accettate queste condizioni, ci riserviamo di non procedere con la fornitura delle farfalle.

Sostenibilità

Le farfalle che forniamo sono allevate in maniera sostenibile, non vengono raccolte in natura. I rilasci di farfalle (come di qualsiasi altro organismo vivente, sia esso pianta o animale), per essere sostenibili, richiedono grandi e approfondite conoscenze scientifiche (vedi note tecnico-scientifiche). In generale deve essere chiaro che non tutte le farfalle sono adatte a questo tipo di attività senza che ne possano derivare dei rischi per l’ambiente. Anzi, le condizioni sono così restrittive che solo poche specie possono essere candidate per questo tipo di attività. Nello specifico le farfalle da rilasciare devono presentare almeno tutti i seguenti requisiti:

-Non deve essere una specie aliena (alloctona).

-Deve essere abbondante e diffusa nella regione dove avvengono i rilasci.

– Deve essere una specie ad alto potenziale di dispersione ma preferenzialmente non deve presentare specifiche rotte di migrazione.

-La struttura genetica di popolazione deve essere più o meno conosciuta e non deve presentare marcate differenze tra una popolazione ed un’altra nell’areale dei rilasci.

– Devono provenire da un allevamento a ciclo chiuso, e non da farfalle o bruchi prelevati in natura.

– Devono essere certificate “pathogen free”, quantomeno per i parassiti più comuni (Funghi microsporidi, baculoviridi, batteri).

Se il tuo fornitore non rispetta tutti i punti sopra citati, è preferibile non liberare quelle farfalle che potrebbero presentare un pericolo per le popolazioni locali.Garantiamo che tutte le farfalle da noi selezionate rispettano gli standard etici e di sostenibilità sopra elencati.

 

Note tecnico-scientifiche

Di seguito riportiamo alcune note tecnico-scientifiche sui punti in precedenza citati, in un linguaggio divulgativo così da dare l’opportunità sia ad esperti che a neofiti, di approfondire le tematiche sopracitate.

1) Non deve essere una specie aliena.

Il rilascio di specie aliene (alloctone, non native) pone due ordini di problemi: il primo ecologico, il secondo etico. Certamente poche farfalle esotiche in libertà non costituiscono un problema. Se però tale pratica diventasse diffusa, i rischi per l’ambiente sarebbero imprevedibili. Infatti le specie aliene allevate nelle fattorie delle farfalle in tutto il mondo, presentano alti livelli di parassitosi essendo vettori di molti virus, funghi e batteri potenzialmente letali per le nostre popolazioni locali. Inoltre se una specie aliena si acclimatasse alle nostre regioni, potrebbe portare all’estinzione una o più delle popolazioni locali a causa della competizione per la stessa nicchia ecologica. Ciò è già successo per esempio con la coccinella cinese (Harmonia axiridiens, rilasciata in modo massivo per la lotta biologica), che sta facendo scomparire le nostre coccinelle locali, fenomeno ampiamente documentato in letteratura scientifica. Questo tipo di problemi non si pongono se la specie è locale, migratrice, abbondante e diffusa sul territorio nel quale avvengono i rilasci. Il problema etico sta nel fatto che individui provenienti da località esotiche, probabilmente periranno in poco tempo trovandosi in un ambiente al quale non sono adattate a vivere. Inoltre in base a quanto disposto dal Codice Penale, art. 727, primo capoverso, la liberazione di specie animali alloctone sul territorio nazionale configura il reato di “Abbandono di animali”.

2) Deve essere abbondante e diffusa nella regione dove avvengono i rilasci

Questo punto sembra paradossale, ma è molto importante. Lo scopo della nostra attività non è reintrodurre specie estinte o rinforzare popolazioni locali deboli. Lo scopo della nostra attività vuole essere primariamente educativo oltre che estetico. La reintroduzione di specie localmente estinte o che sono rare, se fatta senza criterio, ed un approfondito studio scientifico, potrebbe peggiorare la situazione delle popolazioni interessate invece di migliorarla. Al contrario una popolazione abbondante e ben diffusa invece trarrà beneficio dal rilascio di individui sani e geneticamente compatibili.

3) Deve essere una specie ad alto potenziale di dispersione ma preferenzialmente non deve presentare specifiche rotte di migrazione.

Una forte dispersione degli individui garantisce omogeneità genetica, omogeneità dei parassiti e degli adattamenti ambientali in tutto l’areale di distribuzione della specie. Questo fa sì che le popolazioni di una certa specie non siano troppo differenziate tra di loro. Se lo fossero ricadremmo nel caso (sebbene molto meno grave) dell’introduzione di specie aliene, in questo caso di individui da popolazioni aliene ma della stessa specie. Preferibilmente sarebbero da evitare rilasci di specie che presentano popolazioni con forte differenziamento delle rotte migratorie. Il rischio in questo caso è che le rotte si mescolino rompendo equilibri stabilitisi in migliaia di anni (anche se questo fenomeno non è mai stato dimostrato nei lepidotteri ).

4) La struttura genetica di popolazione deve essere più o meno conosciuta e non deve presentare particolari differenze tra una popolazione ed un’altra.

Date tutte le precauzioni sopra elencate, c’è da dire che oggi la scienza ci permette di verificare il reale grado di differenziazione tra popolazioni della stessa specie, grazie all’utilizzo di specifici marcatori genetici. Grazie all’analisi delle sequenze di DNA è possibile stabilire se esista una differenziazione tra popolazioni e perfino quantificare i livelli di migrazione da una popolazione ad un’altra (flusso genico). Questo è sempre più possibile anche grazie allo sviluppo di progetti come il DNA Barcoding, che mettono a disposizione in appositi database, le sequenze mitocondriali che possono essere utilizzate per rispondere alle domande sopra citate. Diciamo quindi che date tutte le precauzioni sopra elencate, l’analisi delle sequenze geniche, ne costituisce la prova del nove. Una specie utilizzata per rilasci, dovrebbe quindi essere accompagnata da uno studio sulla struttura genetica di popolazione, anche per individuare eventualmente le aree geografiche dove non sarà possibile liberare individui di una certa popolazione.

5)Deve provenire da un allevamento a ciclo chiuso, e non da farfalle o bruchi prelevati in natura.

Le farfalle devono essere allevate e non sottratte alle popolazioni selvatiche. In più sarebbe impossibile controllare i patogeni se l’allevamento attingesse sempre dall’esterno. Tuttavia per evitare problemi di adattamento alla cattività e di inbreeding depression, un certo numero di riproduttori selvatici vengono reintrodotti nelle colonie di allevamento con una certa frequenza, rispettando la regola genetica del “one effective migrant per generation”. In questo modo evitiamo la possibilità che si verifichino adattamenti locali alla cattività che potrebbero indebolire le farfalle rispetto all’ambiente esterno nel quale verranno liberate.

6) Devono essere certificate “pathogen free”, quantomeno per i parassiti più comuni (Funghi microsporidi, baculovirus, batteri).

Come tutti gli organismi viventi, anche le farfalle si ammalano. In natura circa 1 bruco su 100 sopravvive fino allo stadio di farfalla principalmente a causa delle malattie (attenzione, questa è una condizione naturale!). La diagnosi delle malattie delle farfalle richiede grandi competenze scientifiche e uno studio approfondito della singola specie. Le farfalle che vengono rilasciate nell’ambiente devono essere esenti dai principali patogeni che potrebbero impattare su una eventuale popolazione locale. Inoltre un allevamento anche solo con qualche patogeno in circolazione, non sarebbe sostenibile per più di una-due generazioni. Tutte le nostre farfalle vengono controllate con tecniche di microscopia non invasive (nessun male viene fatto alle farfalle) per generare colonie sane, e vengono controllate a campione prima dell’immissione in natura.        

Note Legali 

A CURA DELLA LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI (L.I.P.U.), DELEGAZIONE PER BOLOGNA E CITTA’ METROPOLITANA  

A) in base a quanto disposto dal Codice Penale, art. 727, primo capoverso, la liberazione di specie animali alloctone sul territorio nazionale configura il reato di “Abbandono di animali”;

B) in base a quanto disposto dalla Legge Regionale 17 febbraio 2005, n. 5, art. 8, comma 1, nella Regione Emilia-Romagna è vietata la liberazione di specie animali alloctone;

C) in base a quanto disposto dalla Legge Regionale 31 luglio 2006, n. 15, art. 3, comma 1, lettera d, nella Regione Emilia-Romagna è vietata la liberazione di specie animali alloctone che possano danneggiare le specie animali autoctone tutelate dalla medesima norma fra le quali rientrano anche i Lepidotteri autoctoni che, ovviamente, risulterebbero fortemente danneggiati dall’introduzione di Lepidotteri alloctoni;

D) in base a quanto disposto dal Regolamento (CE) 9 dicembre 1996, n. 338/97 che applica all’interno dell’Unione Europea la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Animali e Vegetali Minacciate di Estinzione (C.I.T.E.S.) detta anche Convenzione di Washington, la cessione a qualunque titolo di specie animali citate negli Allegati A e B di detto Regolamento deve essere accompagnata dall’emissione di apposita documentazione attestante la lecita provenienza degli esemplari ceduti;

E) in base a quanto disposto dalla Legge Regionale 31 luglio 2006, n. 15, art. 3, comma 1, lettera a, nella Regione Emilia-Romagna è vietata la cattura e la successiva detenzione di numerose specie animali autoctone fra le quali anche varie specie di Lepidotteri pertanto, l’eventuale spedizione di esemplari appartenenti a dette specie, deve essere accompagnata dall’invio di apposita documentazione attestante la provenienza da allevamento degli esemplari spediti;

F) in base a quanto disposto dal Codice Penale, art. 544-ter, il sottoporre a sevizie un animale (indipendentemente dalla specie di appartenenza) configura il reato di “Maltrattamento di animali” ciò comporta il porre particolare attenzione e cura sia nelle modalità di spedizione (scelta del contenitore più idoneo a proteggere gli animali dagli inevitabili urti consentendo, al contempo, una adeguata aerazione) che di liberazione dei Lepidotteri (sono assolutamente da evitare le liberazioni in periodo tardo autunnale ed invernale).